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sabato 12 marzo 2016

La barbiera

Le botteghe costituiscono un importante elemento di memoria storica, preziosa testimonianza di cultura, tradizione, radicamento nel tessuto della comunità e nel vissuto quotidiano dei cittadini. Ci sono attività commerciali/artigianali diventano parte integrante del patrimonio culturale della comunità stessa. Alcune botteghe storiche conservano arredi e decori artistici di grande pregio, profumi e colori che rendono il territorio interessante anche per lo shopping, attraverso la ricerca di testimonianze del passato in cui si possono ammirare gli stili degli arredi originali, seguire profumi, odori e sapori di una volta di prodotti artigianali che vengono eseguiti ancora oggi.
A Sasso Marconi vi sono ancora un discreto numero di botteghe storiche: alcune hanno cambiato gestione ma hanno cercato di conservare la tipologia di prodotti e lo stile originale dell’attività rilevata, pensiamo ad esempio alla Zangola.
Vi sono poi attività che, sebbene non si possano definire storiche poichè sono state aperte negli ultimi anni, sono già entrare a far parte del tessuto economico e sociale in cui sono inserite, per il ruolo che svolgono e l'incidenza che hanno nella comunità. A Sasso Marconi, ad esempio, abbiamo alcuni begli esempi, tra questi il negozio de La Barbiera aperto nel 2004 da Simona Fabbri.
Simona è una ragazza di Castiglione dei Pepoli che, ad appena 23 anni dopo essersi specializzata in Francia in acconciature maschili, ha rilevato lo storico negozio del barbiere nella principale piazza di Sasso Marconi. Nel settembre del 2015 ha cambiato sede, spostandosi nella vicina via castello, per allargare gli spazi della propria attività e, al contempo, differenziare l'offerta: nel open space è ospitata un'esposizione e vendita d'abbigliamento (abiti sartoriali e su misura) e accessori per uomo. Con il cambio di sede la Barbiera ha anche ampliato lo staff, ora composto da quattro persone Simona, Alessia, Carlotta e Stefano che si occupa dei bimbi ed è bravissimo nel gestirli e tagliar loro i capelli. 
Gli aspetti che rendono piacevole recarsi nel negozio de La Barbiera sono innanzitutto la professionalità e la gentilezza delle persone che vi lavorano: pensiamo alla preparazione della rasatura e al taglio della barba (una vera e propria coccola) ma anche alla ricerca di nuovi stili sia nel taglio dei capelli, sia per barba e baffi; il tutto con un occhio alle ultime tendenze. Queste componenti fanno del negozio un trait d'union tra le antiche barberie e i più moderni saloni d'acconciatura. 
Anche il contesto particolare diverso dai vecchi negozi di barbiere ma anche dai moderni saloni d'acconciature unisex, rende il negozio unico nel suo genere. Senza contare l'attenzione riservata ai bambini: ad esempio, per rendere l'accoglienza più efficace i più piccoli vengono seduti, anzichè su una poltrona, in una minicar riproduzione di una Lamborghini decapottabile. 
Un altra specificità de La barbiera è  essere riuscita a costruire una piccola comunità al proprio interno, coinvolgendo  - ad esempio - Mario un pensionato che aiuta volontariamente, ad esempi spazzando, Simona e il suo gruppo in piccole commissioni all'interno del negozio. Sono altresì numerosi coloro che frequentano, magari sporadicamente, il negozio poichè questi è diventato punto di riferimento non solo per l'utenza più giovane, dato lo stile e le modalità d'approccio che lo hanno sempre contraddistinto, ma è riuscita ad accogliere un pubblico di persone in età matura che apprezzano, e trovano, professionalità e qualità che non sempre in comunità piccole come Sasso Marconi sono presenti. 
Un'altra specificità de La barbiera è il sapiente e costante uso dei social network: Simona e il suo negozio sono presenti su più piattaforme online, dove sono aggiornati costantemente i contenuti delle pagine dedicate alla sua attività, così da informare amici e clienti su sviluppi del suo lavoro. Anche questo aspetto, non di poco conto in una società sempre più vocata alla socializzazione delle esperienze sui new media, dimostra la volontà di guardare avanti e aggiornarsi costantemente, non solo dal mero punto di vista della professione di barbiere per uomo, ma anche di buon comunicatore di quanto si sta realizzando





venerdì 29 gennaio 2016

Se non si agisce in fretta l'appennino bolognese rischia di morire


L'autunno/inverno 2015/16 rischia di diventare uno dei peggiori di sempre per l'appennino bolognese. E non tanto per le anomalie climatiche, bensì per i problemi legati al mondo del lavoro: da Sasso Marconi a Gaggio Montano, passando per Roncobilaccio e Porretta, è una debacle. 
Prima la SAECO ha comunicato di voler licenziare 243 dipendenti, quindi l'apertura della variante di valico che, se da un lato ha finalmente offerto  una via di comunicazione su gomma veloce e moderna tra nord e sud Italia, dall'altro ha messo in ginocchio gliautogrill e i ristoranti/alberghi lungo il vecchio tratto della A1, con il rischio della perdita di oltre 100 posti di lavoro.
Sono poi di questi giorni le notizie relative i licenziamenti annunciati alla Manz di Sasso Marconi, il contratto di solidarietà all'Arcotronics di Pontecchio Marconi e la FIAC venduta ad una multinazionale straniera. Non tutte notizie di per sè negative ma che vanno monitorate con attenzione.


Una situazione esplosiva in un contesto già fortemente in difficoltà, sia per le peculiarietà del territorio, sia per la crisi di alcuni comparti produttivi, in primis quello metalmeccanico e del suo indotto.
Da parte delle istituzioni, a partire dalla Regione Emilia-Romagna e anche del ministero dello sviluppo economico, c'è stato fin da subito impegno e interesse, tant'è che sono stati aperti tavoli di crisi, cui hanno partecipato enti locali, sindacati ed aziende. Ma non sempre, soprattutto queste ultime, hanno avuto un atteggiamento conciliante. Anzi, come nel caso SAECO, vi è stato un pesante braccio di ferro dove pare stia prevalendo la proprietà, ovvero la multinazionale olandese Philips, che non ha receduto d'un passo rispetto i licenziamenti e la delocalizzazione in Romania della produzione di macchine per il caffè. Non c'è soltanto la crisi Saeco: più di seimila persone a Bologna hanno il loro posto di lavoro appeso ad un filo. Si tratta soprattutto di persone in mobilità che entro la fine dell'anno potrebbero ritrovarsi iscritte nelle liste di disoccupazione. Lo denuncia la Cgil, che prevede un ritorno al segno più della disoccupazione per la fine del 2016: "In base ai dati del nostro osservatorio, che sono legati agli accordi sindacali fatti direttamente con le imprese, a Bologna e provincia ci sono più di seimila persone tra mobilità e cassa integrazione", spiega il segretario della Camera del lavoro Maurizio Lunghi a La Repubblica Bologna. "Questo significa che a fine anno rischiamo di vedere risalire la disoccupazione oltre la soglia del 7%, visto anche che questi lavoratori non potranno più utilizzare gli ammortizzatori sociali come prima a causa della modifica delle norme". I dati completi saranno resi noti a marzo, quando il sindacato li presenterà di fronte ad imprese ed istituzioni.
Già nelle scorse settimane, Massimo Gnudi (vicesindaco metropolitano con delega allo sviluppo dell'Appennino e sindaco di Vergato) ha espresso la propria preoccupazione e assicurato il suo impegno per attivare azioni congiunte a salvaguardia dell'occupazione e degli insediamenti produttivi sul territorio dell'Appennino: “La crisi Saeco, in questo difficilissimo momento sta portando all'attenzione di tutti che la fondamentale vocazione industriale dell'Appennino bolognese non può essere dimenticata. In questo senso, la Città metropolitana ha già posto fortemente all'attenzione della Regione Emilia-Romagna la necessità di definire modalità e strumenti di gestione attiva dei processi di trasformazione industriale, in vista del programma regionale per la montagna che verrà condiviso nel prossimo mese di gennaio
Le istituzioni hanno dichiarato di voler agire su più fronti: sostegno alle singole situazioni di criticità e contemporaneamente impostazione delle politiche di sviluppo dell'Appennino bolognese, anche individuando nel turismo sostenibile (dove sono presenti già alcune significative esperienze, tra cui la via degli dei che passa per Sasso Marconi) una delle piste di lavoro, su cui sono già stati compiuti importanti passi.
C'è da sperare che i finanziamenti cospicui e le proposte di questi giorni alla Conferenza sulla montagna promossa dalla Regione, trovino attuazione in fretta poichè il rischio di veder morire una parte significativa della provincia di Bologna è elevata.